
Iva Zanicchi commenta le polemiche sul caso Povia e risponde a chi sospetta che la sua partecipazione a Sanremo violerebbe la par condicio: «Credo di avere tutti i crediti della cantante, no?». E dei "santoni" che snobbano il Festival dice: «Me ne fotto»
Dal 17 al 21 febbraio sarà in gara all'Ariston per la quarta volta. Iva Zanicchi si appresta a tornare a Sanremo per rinverdire i fasti del passato (tre vittorie) e riscattare il 20esimo e ultimo posto "conquistato" nel 2003. Prima di scaldare il pubblico rivierasco, però l'Aquila di Ligonchio ha due "nemici" da affrontare: uno è un terribile raffreddore che la tormenta dall'inizio delle Feste; l'altro è Pierluigi Diaco, che ha sollevato il dubbio che la sua partecipazione alla kermesse canora possa configurare una violazione della par condicio per le elezioni europee di giugno (Iva è una parlamentare in carica dallo scorso maggio).
Onorevole Zanicchi, la sua presenza al prossimo Sanremo è davvero una guaio per la par condicio?
Non c’è nessuna violazione. Come si sa, le elezioni europee si tengono a giugno e il Festival è a febbraio. La par condicio scatta 40-45 giorni prima del voto, per cui non sussiste questo problema. Non c’è alcuna controindicazione, se non quella che la Rai mette il veto a qualsiasi remunerazione per i parlamentari. Io parteciperò a mie spese: pagherò quel che c’è da pagare e non avrò rimborsi. Questa è una cosa stabilita da tempo e la trovo giusta, mi va benissimo.
Nessun problema, dunque
No. E poi io sono una cantante, non l’ho mai nascosto né negato. Che poi io abbia anche un ruolo da europarlamentare, va benissimo. Ma sarebbe sciocco andare all’Ariston a pubblicizzare la mia parte politica: non ci penso neanche, vado lì come Iva Zanicchi cantante e penso di averne tutti i “crediti”. Voglio dire, sono 45 anni che canto in tutto il mondo, ho vinto tre Festival, ho fatto un nuovo disco, penso che questa canzone sia importante – almeno per me -… e quale miglior vetrina di Sanremo per farla conoscere.
Che risponde dunque all’invito a dimettersi prima del Festival?
Non ci penso neanche. Non c’è la necessità.
È all’Europarlamento da sette-otto mesi...
L’esperienza è poca, ma forte e importante. Mi diverte, mi piace, lo faccio col cuore e mi piacerebbe anche fare molto di più. Ma mi sto rendendo conto che un anno è poco, pochissimo, perché i tempi sono molto lunghi. Con altri cinque anni, allora sì, si potrebbe fare di più…
Sembrerebbe tentata dall’idea di continuare l’avventura politica
Ci devo pensare davvero. Da una parte sarei tentata, ma non è una cosa da prendere alla leggera. Anche perché affrontare una campagna elettorale non è uno scherzo, è durissima: non devi lottare contro i tuoi avversari, ma devi lottare con i tuoi. E a me non piace.
La sua canzone Ti voglio senza amore affronta un tema delicato, quello del sesso senza sentimento
È un argomento delicato per una donna – soprattutto di una certa età come me… (ride) -. È una canzone che parla dei sentimenti, di una donna che ha dato tanto, che ha dato tutto e che ha sofferto tanto per amore e, a un certo momento, dice: “Basta! Adesso prendo e non do”. Ma poi non ci riesce, perché alla fine l’amore prevale su tutto.
Che ne pensa del meccanismo delle eliminazioni, lei che da Sanremo è uscita tre volte vincitrice?
Se si accetta di partecipare, si deve sottostare alle regole, magari spiacevoli e crudeli, ma il gioco è così. Io partecipo con molta serenità, perché ho questa canzone che è piaciuta subito alla commissione. Vado per proporre la mia canzone. Tanti “santoni” non ci vanno più – magari dopo averci mangiato – perché dicono che è “out” e non “in”, così come non i vanno le “santine”. Io me ne fotto, pardon me ne frego: ci vado e mi sottopongo alle regole. Mi eliminano, pazienza. Con la mia canzone credo di trasmettere emozioni vere, molte donne possono riconoscersi nella donna che canterò a Sanremo.
Ma lei cosa si aspetta?
A chi non piacerebbe vincere o piazzarsi bene? Io qualcosa mi aspetto e, ora dico una cosa forte, penso anche di scioccare un po’. E poi chissà? Perché non vincere? Poi magari arrivo ultima, come l’ultima volta. Ma non me lo auguro di certo.
Che ne pensa del caso Povia e delle polemiche, molto aspre, seguite all’annuncio del suo brano sulla “guaribilità degli omosessuali”?
La canzone non l’ho sentita e non so come è nato questo caso. Se da un ufficio stampa, complimenti, bravissimi: lui Sanremo l’ha già vinto. Se invece è nato per caso, come il mio piccolo caso, mi fa venire in mente l’adagio del “purché se ne parli”. Io sono dell’avviso che dall’omosessualità non si può “guarire” perché non è mica una malattia. Se uno nasce omosessuale, non è una malattia, è una condizione e uno rimane omosessuale tutta la vita, e va bene. Io sono attorniata da omosessuali e mi trovo benissimo. Se invece uno “guarisce”, beh, vuol dire che non era omosessuale, che era un debole che non capiva bene da che parte andare o non lo so. Ci sono anche dei viziosi che amano tanto sperimentare... ma parlare di malattia mi pare davvero eccessivo.
Ha mai conosciuto un gay “ravveduto”?
Ne ho conosciuto uno dichiarato che improvvisamente si è innamorato di una ragazza e l’ha sposata. Io gli ho detto: “Ma che cacchio fai?”. E poi, in effetti, la prima scappatella che ha avuto, con un ragazzo, la moglie l’ha scoperto, hanno divorziato e lui è tornato omosessuale. A volte le famiglie e le mamme fanno pressioni, ma se uno cede è lì che va contro la sua natura, andando con una donna.
Ha mai tentato di “guarirne” uno lei stessa?
(ride) No, questo mai! Ma da ragazzina mi piaceva uno molto sensibile, dolce, volevo fidanzarmi con lui, poi mi hanno detto che... e io sono cascata dal pero. E pensavo: “Lo salverò”, ma è finita lì. Sa, noi donne siamo attratte dalla gentilezza, dalla carineria, dalla disponibilità e dal feeling con gli omosessuali… anche se poi bisogna distinguere tra gli omosessuali e le checche, occhio! Sono due mondi diversi.
Alla sua ultima, non troppo fortunata, partecipazione a Sanremo risale anche il suo ultimo album: con questo Festival ne arriverà un altro
Nel 2003 in effetti sono arrivata ultima. E pensare che ero tanto convinta… Non è facile arrivare ultimi tre sere su tre. L’album forse era troppo raffinato, azzardato per me. Il nuovo è sempre molto coraggioso, con brani inediti (come non si usa più), ma ha uno sguardo al passato, come arrangiamenti e suoni. Penso sia un buon prodotto.
E in più sta recitando in una fiction
Sì, Caterina e le sue figlie con Virna Lisi e Rossy De Palma. Finiremo di registrare per fine marzo.
Come fa con tutti questi impegni?
Infatti adesso mi sono ammalata. Ma è la solita malattia delle Feste: faccio mille cose perché penso di essere immortale, poi appena mi fermo per riposarmi mi ammalo. C’ho una voce... e pure l’asma. Ma tanto, appena ricomincio a lavorare, starò subito benissimo.
libero


